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Se c’è uno che non si merita parole di circostanza, quello è  Alfredo.

Ironico, polemico, cocciuto, lui si piazzava al centro della scena e sfidava il mondo. Siccome tutti dovevano sentire, le sue provocazioni preferiva pronunciarle a voce molto alta. Quando era in palese difficoltà ricorreva al paradosso più improbabile. Era allora che capivi che quella discussione non sarebbe finita mai. Invece questa volta è finita davvero e mi dispiace molto. Dove lo trovi un altro che quando ti capitava di citare un qualsiasi comunello sperduto – non importa se della Brianza o della Toscana – ti raccontava che, proprio lì, lui era stato chiamato per raddrizzare un pezzo di storia, di passaggio o anche solo di memoria collettiva che qualche sprovveduto aveva tentato di piegare? Lo avranno pure pagato con moneta sonante, ma ho l’impressione approfittasse per portarsi a casa qualcosa in più. Da come ne parlava, capivi che era riuscito a rubare un po’ dell’anima di quei luoghi.

È stato sindaco, assessore, consigliere comunale, sempre senza mai cambiare registro. Nel senso che per lui la carica era relativa. Fosse al governo o all'opposizione contava poco, lui entrava a testa bassa. Si può affermare con ragionevole certezza che non era un diplomatico. Ha sposato molte cause, anche quelle perse in partenza, ma non era uno sprovveduto. Calcolava che anche in circostanze simili si poteva spostare un po’ più in avanti la soglia del vivere civile.
Non era certo un conformista.
Conoscere Alfredo e condividere con lui tanti ideali è stato bello e anche divertente.

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