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Con il voto di ieri si è conclusa la mia esperienza di consigliere provinciale iniziata nell’ottobre 2014.

Era anche la prima elezione svolta secondo le nuove regole stabilite della legge Delrio. Una riforma che nei suoi obiettivi continuo a considerare fosse necessaria e giusta, rimasta però a metà. Tra i tanti (troppi) punti inseriti nel pacchetto referendario bocciato il 4 dicembre 2016, c’era, infatti, anche quello che riguardava il superamento delle province. Una volta abolite, avrebbero dovuto ridursi nel numero e trasformarsi in enti di area vasta a servizio dei comuni. Avrebbero, perché nella realtà così non è stato. Il processo si è bruscamente interrotto. Le province sono rimaste per intero, le competenze anche. Fondi e personale sono stati dimezzati. In questi anni si è trattato di una vera e propria impresa impossibile, portata avanti da presidenti e consiglieri che hanno continuato a svolgere il proprio ruolo “gratis et amore Dei” nonostante responsabilità e impegni non fossero mai cambiati.

Nel ringraziare tutti i compagni di viaggio con i quali ho condiviso questo importante compito istituzionale, l’augurio di buon lavoro ai nuovi eletti non è formale ma di sostanza. Spero davvero che a livello legislativo si intervenga rapidamente per correggere l’attuale stortura. Troppo spesso si considerano questi argomenti non prioritari, perché non fanno share nell’opinione pubblica. Eppure  garantire il corretto funzionamento delle istituzioni è fondamentale per la vita quotidiana delle nostre comunità. 

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