ilcittadino050522

C'eraancora la prima Repubblica quando Roberto Scanagattì è entrato per la prima volta in consiglio comunale: era il 1988 ea Monza va la Dc con i suoi alleati. Lui, del Pci, era all'opposizione. Ora, dopo 34 anni, si congeda dall'aula: «Lascio senza nessuna nostalgia - afferma - nell'ultimo periodo non mi sono più ritrovato molto in questa assemblea». E non solo per le sedute a distanza imposto dal Covid-19: in decenni è mutato il modo di far politica e la percezione che i cittadini hanno degli amministratori. «Io ho trovato dei maestri come Vladimiro Ferrari e Franco Antelli che hanno investito su di me - spiega - in consiglio c'erano persone come Raffaele Della Valle e Fausto Martinetti.Un tempo i professionisti più noti si dedicavano al servizio della città, oggi chi vuole impegnarsi per gli altri privilegia l'associazionismo e il volontariato: è cambiata non solo Monza, ma l'intera società». I segnali del vento prima con Tangentopoli e poi con la retorica dell'anticasta avrebbe travolto la politica si avvertiva già nell'88: «II clima era pesante - nota Scanagatti - si capiva che sarebbe accaduto qualcosa ma nessuno si aspettava un cambiamento cosi repentino e radicale». In municipio Scanagatti ha combattuto parecchie battaglie, sia dai banchi della maggioranza che da quelli dell'opposizione: «Più che quella sulla Cascinazza, ricordo quella contro il centro commerciale al Rondò dei Pini». È un po' merito di quella crociata se, quindici anni dopo è diventato sindaco: «Nel 2002 - racconta -volevo lasciare, ma ero capogruppo e mi hanno chiesto di ricandidarmi. Il centrodestra era convinto di vincere al primo turno, ma si sentì che il vento stava girando: è stata una campagna entusiasmante» conclusasi con la vittoria di Michele Faglia. Scanagatti è diventato vicesindaco e, dopo la batosta del 2007 contro Marco Mariani, sindaco nel 2012: a quel successo è seguito l'altra pesante sconfitta nel 2017. «I sondaggi ci davano per favoriti, ma io ero preoccupato perché c'erano troppe questioni aperte. Erano gli anni del patto di stabilità folle: è vero che c'erano le buche sulle strade, ma noi potevamo spendere meno di quello che incassavamo». «Non ho rimpianti - prosegue - abbiamo fatto il possibile, ma che disagio  fosse forte lo dimostra il fatto che su 24 capoluoghi 23 hanno cambiato colore». Dei progetti portati avanti uno gli sta particolarmente a cuore: «Sono contento - dice - di essere riuscito a ottenere il prolungamento della M5. Ci ho creduto dall'inizio e ho lavorato tanto:  ce l'abbiamo fatta sia per il buon rapporto con Beppe Sala sia perché abbiamo messo a disposizione l'area del Casignolo per realizzare il deposito dei treni». C'è, però, una iniziativa all'apparenza marginale che spera possa essere rispolverata: «Mi auguro - auspica - che appena sarà possibile l'amministrazione riproponga le Pulizie di primavera. La formula con cui il Comune chiede ai monzesi cosa vuole fare per la città si è rivelata vincente». Prima di ritirarsi del tutto dalla politica Scanagatti parteciperà alla campagna elettorale: «Darò una mano a Paolo Pilotto - assicura - alle primarie ho sostenuto Marco Lamperti, ma farò di tutto perché possa vincere». Poi, a urne chiuse, torneremo a coltivare i suoi interessi ea seguire tutte le partite di basket del nipote.

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