Il capitolo dal libro “Delfini nel Lambro” dedicato alla collaborazione con i cittadini. Roberto Scanagatti risponde alle domande di Angelo Longoni

 

Alla faccia della partecipazione: prima il governo Prodi le aveva ridotte a metà, poi la legge 42 del 2010 ha completato l’opera. Circoscrizioni abolite nei comuni con meno di 250mila abitanti. Per la serie: cittadini, voi non impicciatevi dei problemi dei quartieri, lasciate fare a noi. Poi, in campagna elettorale, tutti che esaltano il valore della partecipazione.

Lo sa che lei è parecchio incline alla demagogia? Facciamo un passo indietro. Le circoscrizioni - nate nel 1972- dovevano servire a promuovere la più ampia partecipazione democratica e sensibilizzare i cittadini sulle problematiche del quartiere. All’inizio hanno funzionato perché rispondevano effettivamente a quella funzione. Poi, col passare del tempo, hanno cambiato pelle e sono diventate dei consigli comunali in sedicesimi. Senza averne né la forza né le caratteristiche.

Non credo, io penso che lo scarso riconoscimento delle competenze deliberative ha allontanato via via il cittadino da queste istituzioni, fino ad azzerarne la partecipazione. Anche perché fornendo parere esclusivamente consultivo, spesso non erano tenute in considerazione dalle amministrazioni comunali

Lei può pensarla come vuole e comunque questa critica non mi tocca. La partecipazione del cittadino è stato un punto fermo della mia campagna elettorale del 2012. Promuovere la partecipazione significa cercare di colmare il vuoto che si crea tra il cittadino e le istituzioni, il recupero avviene su un piano di fiducia e trasparenza.

E in questi cinque anni ha mantenuto le promesse?  

Prima avevamo cinque circoscrizioni con cinque sedi, oggi contiamo dieci quartieri con dieci consulte e con nove sedi (la decima, a Triante, dove il cantiere è già partito). Sono diventati luoghi di vita pulsante. Forse lei non lo sa, ma insieme propongono oltre 400 corsi civici rivolti ai cittadini. Protezione civile, Guardie ecologiche, nonni civici, volontari della cultura che tengono aperti i nostri musei, i giovani che gestiscono in modo autonomo le sale studio di Monza: oggi sono oltre 800 le persone impegnate nel volontariato civico. Questi sono i numeri di un successo straordinario.

Devo ammettere che il bilancio partecipativo è una buona idea.

Siamo alla seconda edizione. Abbiamo messo a bilancio un milione di euro. È un percorso di partecipazione. Protagonisti sono i cittadini di Monza che hanno a cuore lo sviluppo ed il benessere della città e possono proporre, condividere e infine scegliere le idee per migliorare il proprio quartiere.

Una sorta particolare di applicazione del principio di sussidiarietà: i monzesi devono rimboccarsi le maniche per supplire alle inefficienze dell’amministrazione comunale.

Io la chiamo partecipazione, lei la definisca come vuole.

 

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