Nuovo capitolo dal libro “Delfini nel Lambro”. Roberto Scanagatti risponde alle domande di Angelo Longoni a proposito delle attività culturali a Monza

 

È innegabile. Negli ultimi anni, parlando di cultura con la C maiuscola, Monza ha fatto un grande salto di qualità, col recupero della Villa Reale a far da volàno.

La Villa è stata sicuramente un elemento decisivo. Le mostre che si sono svolte sono state di altissimo livello. Quella di Steve McQuerry è stata una delle più visitate in quel periodo in Italia. Durante Expo, con il contributo determinante del Ministero, il corpo centrale ha ospitato opere dei più grandi pittori: Rubens, Van Dyck, Tiziano, Correggio, Henry Moore, Matisse, Rodin, Picasso, Dalì, Andy Warhol. Ma ricordo anche che nel Serrone abbiamo incominciato con una rassegna su De Chirico, poi le fotografie di Nomachi e via via fino alla rassegna dedicata alla figura della Monaca di Monza. In collaborazione con la Sovrintendenza dei beni culturali si è proceduto al riallestimento degli appartamenti reali e proprio nella Sala del Trono è avvenuta l’esposizione della Bella Principessa, opera attribuita a Leonardo.

Dimentica i Caravaggio.

No, non li dimentico. Grazie ad un rapporto instaurato con il Fondo Edifici di Culto, un’emanazione del ministero degli Interni, e a un gruppo di sponsor, abbiamo potuto esporre gratuitamente durante il periodo pasquale, nel 2015 il San Francesco l’anno successivo la Flagellazione. Due capolavori di Caravaggio da togliere il fiato. Purtroppo quest’anno quella che io vorrei diventasse una tradizione, si è interrotta. Ragioni essenzialmente dovute al cambio della Direzione del consorzio Parco e villa, ma sono certo che l’anno prossimo riprenderemo.

La Villa quindi si mangia tutta la produzione culturale e lascia a bocca asciutta la città.

Nemmeno per idea. Semmai Monza ora può dire di essere tra le poche città a proporre un’offerta culturale a trecentosessanta gradi. L’Arengario è tornato ad ospitare mostre di alto livello che addirittura hanno invaso la città. Gaia e la balena, l’opera di Stefano Bombardieri che in piazza San Paolo ha fatto impazzire i più piccoli e riflettere i più grandi, è stato un collegamento con Naturales Questiones, mostra nella quale abbiamo affrontato il tema della sostenibilità come elemento di valore culturale. Non a caso è stato istituito per la prima volta l’assessorato alle politiche culturali e di sostenibilità.

Lei cerca sempre di trovare un filo conduttore che lega le diverse azioni. Mi spieghi allora il rapporto tra le incisioni di Chagall e la grafica di Storm Thorgerson, l’artista che ha prodotto le grandi copertine del rock, dai Pink Floyd ai Muse.

Ha citato due mostre all’Arengario che hanno avuto un notevole successo. In entrambi i casi due artisti, profondamente differenti tra di loro, che attraverso il segno grafico hanno influito sui modelli culturali di intere generazioni.

Se parliamo di offerta culturale, non possiamo tralasciare il teatro.

Sbaglio o lei ha calcato le scene filodrammatiche?

Esperienze giovanili comuni a molti, se non erro... Ma non siamo qui per parlare del secolo scorso. Veniamo all’oggi.

Il teatro a Monza gode ottima salute. Il Manzoni e Binario 7 non risentono di una crisi che invece attanaglia molte realtà. Segno che l’offerta incontra il favore del pubblico. Il cambio della gestione al Manzoni con il subentro della Civica Borsa e una nuova direzione artistica non hanno creato scompensi, anzi da molte parti abbiamo ricevuto segnali di grande apprezzamento. Poi c’è la realtà di Binario 7 in continua espansione. Ormai si è affermato come luogo di produzione oltre che di formazione. La scuola teatrale conta più di settecento allievi. L’intero complesso dell’Urban Center è un luogo vivo e pulsante della città che ci invidiano in molti.

Lei si è messo a suonare la grancassa e io quasi mi scordavo il Museo Civico  nella Casa degli Umiliati. Qualcuno ha parlato di flop…

Dati alla mano il nostro museo, aperto da meno di tre anni, è in Lombardia nella fascia alta per gli incassi derivanti dalla vendita di biglietti e del book shop. Sono sicuro che prenderà sempre più piede e mi auguro che soprattutto le scolaresche incomincino a visitarlo. Forse qualche gita scolastica in meno alla ricerca dei tesori degli altri per decidere di visitare i gioielli che abbiamo in casa per raccontare la ricca storia di Monza non sarebbe un male. Sembrava impresa impossibile, invece siamo riusciti a trovare i fondi per completarlo e inaugurarlo. Accanto al bellissimo Museo del Duomo e allo straordinario restauro della Cappella di Teodolinda, il Museo Civico si aggiunge ad un’offerta che pochi possono vantare.

Il rapporto Symbola 2015 “Io sono cultura. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” ha messo Monza e la Brianza al quarto posto nella graduatoria italiana delle province con la quota più elevata di imprese del sistema produttivo culturale. Che fare per poter puntare al podio?

Continuare senza tregua a promuovere il territorio e la creatività di chi ci abita e lavora. C’è un collegamento tra la produzione culturale e il patrimonio di cui si dispone. Il riconoscimento europeo di città capofila del percorso culturale legato ai Longobardi è anche questo.

 

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