Il capitolo dal libro “Delfini nel Lambro” dedicato alla Villa Reale di Monza. Roberto Scanagatti risponde alle domande di Angelo Longoni

La Villa Reale è tornata uno splendore. La sua amministrazione ne va orgogliosa, eppure l’hanno accusata di aver messo il bastone tra le ruote a chi aveva fatto partire il recupero. Sì, insomma, dicevano che lei era contrario a questa operazione e invece adesso se ne fa un vanto come se fosse merito suo.

Non scherziamo, casomai la città è stata presa in giro da chi ha cercato di metterci i ministeri. Vi ricordate la figuraccia? E poi non sono mai stato contro il restauro. Nemmeno chi ha raccolto le firme lo era. Qualcuno finge di dimenticare che senza il progetto Carbonara, voluto e prodotto dall’amministrazione Faglia, il recupero in tempi brevi non ci sarebbe stato. Fin da allora abbiamo sostenuto che la Reggia doveva diventare un motore di sviluppo per il territorio, di questo sono sempre stato convinto. Quindi, semmai, il problema erano i contenuti.

E nei soldi per rimetterla a posto.

Io parto sempre da lì, da quel contributo di 21 milioni di denaro pubblico. A fronte di tale investimento la mia preoccupazione stava allora nella reale fruizione pubblica del complesso piermariniano.

Non mi dirà che avete rivoltato il progetto come un calzino.

Non l’ho mai detto e non lo dico ora. Però posso dire che le criticità più evidenti sono state corrette. Inizialmente il piano terra della Villa era destinato ad ospitare attività di carattere puramente commerciale, mentre per il Belvedere si prevedeva un ristorante di lusso. Oggi al piano terra c’è un ristorante molto apprezzato e non certo esclusivo e il Belvedere restaurato su progetto di Michele De Lucchi, dal 2014 è sede della sezione di design della Triennale di Milano che nacque proprio a Monza negli anni Venti. Quindi qualche differenza c’è.

 

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Roberto Scanagatti con Steve McCurry all'inaugurazione della mostra del fotografo in Villa Reale a Monza

 

I numeri le hanno dato ragione?

Non mi interessano le rivincite. A me basta ricordare quello che è accaduto nel settembre del 2014. Nelle prime dieci giornate di apertura gratuita, oltre settantamila persone hanno varcato i cancelli. Ho ancora negli occhi lo spettacolo dei loro visi sorridenti dopo la visita alle stanze restaurate.

Sindaco felice e orgoglioso.

Certo, come tutti i monzesi che devono sentirsi orgogliosi per questo gioiello, perché appartiene a loro. Monza ha riconquistato un bene che le era stato negato per troppi anni. Dal 2014 al 2016 le grandi mostre hanno registrato 400mila accessi. Non solo quelle allestite nel corpo centrale, ma anche al Serrone e negli appartamenti reali che oggi fanno da traino ai visitatori dell’intera Villa.

Che doveva diventare una delle sedi di Expo ma è andata buca.

C’è stato un più che giustificato cambio di programma. Le visite dei capi di stato sono state tutte concentrate nel sito di Expo per motivi di sicurezza, ma noi abbiamo ospitato parecchie delegazioni straniere, consoli e ambasciatori, come il Console francese Olivier Brochet, o il capo della diplomazia Usa a Expo, Philippe Reeker. Sì, la Villa Reale è stata un’occasione per promuovere la città durante l’Esposizione universale. E noi siamo stati in grado di coglierla.

Ma non è tutto oro ciò che luccica, restano irrisolti i problemi dell’Isa e dell’ala nord.

E proprio per questo sono state individuate risorse nel nostro Bilancio e la Regione Lombardia si è impegnata a coprire la restante parte. A breve ci sarà l’appalto per il recupero dell’ex padiglione Borsa così da consegnare spazi alla scuola e cancellare un elemento di degrado che è lì da decenni.

E l’ala nord?

Sono state avanzate diverse proposte. Il progetto Carbonara già dava alcune indicazioni. Io credo che oltre ad essere museo di se stessa, dobbiamo anche puntare affinché possa ospitare corsi di alta formazione, di qualità e di prestigio. Penso a indirizzi di livello europeo e tutto ciò può avvenire con il concorso dei soggetti interessati a queste locazioni.

Questa è la teoria, ma in pratica: che ci vorrebbe mettere nell’ala nord?

Penso, ed è una ipotesi a cui sto già lavorando, che oggi in Italia e in Europa un istituto di conservazione e gestione dei beni culturali non esiste. Quale luogo migliore del nostro?

Se poi una linea metropolitana, un domani, dovesse avere la stazione Villa reale, beh, sarebbe il massimo.

Non mi pare un’utopia. Intanto con Milano ci stiamo già parlando da tempo. Quando Pisapia era Sindaco e oggi con Beppe Sala. Palazzo Reale può benissimo dialogare con la nostra Villa. Perché, parliamoci chiaro, non deve più esistere questo rapporto conflittuale col capoluogo lombardo. A Milano tra poco si trasferirà l’agenzia europea del farmaco e a breve anche gli effetti della Brexit si faranno sentire in positivo. Una volta tanto la delocalizzazione può essere un vantaggio e Milano è la candidata più competitiva.

Non vorrà mica dirmi che Monza…

Le dico solo che dobbiamo deciderci: vogliamo giocare un ruolo da protagonisti o da spettatori? Si può essere protagonisti puntando sulle attrattive di cui dispone Monza, una città a misura d’uomo. Siamo un luogo diverso dalla metropoli ma, per certi versi, anche più interessante.

Insomma, ci dobbiamo risposare o no con Milano dopo il fallimento dell’istituto Provincia?

Dobbiamo semplicemente vivere in collaborazione col capoluogo lombardo, ma mantenendo la nostra identità che rappresenta un grande valore aggiunto. Su questo si giocherà a breve una buona parte del nostro futuro.

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