Dopo aver pubblicato la prefazione, ecco l'introduzione a “Delfini nel Lambro”, il libro in cui Roberto Scanagatti risponde alle domande del giornalista Angelo Longoni sui suoi primi 5 anni di amministrazione di Monza.

 

scanagatti sala

 

Nel maggio del 2012, al ballottaggio, è stato eletto sindaco col 63,39 per cento dei voti. Una vittoria che ha fatto rumore. Il suo primo mandato amministrativo è ai titoli di coda. Che voto si darebbe?

No, a questa domanda vorrei non rispondere. Saranno gli elettori a giudicare.

Incominciamo bene. Risposta troppo politica e prudente. Faccia uno sforzo, per favore.

Posso dire soltanto di avercela messa tutta. Ma alla squadra di assessori che hanno lavorato con me e alla maggioranza dei consiglieri comunali che ci ha sostenuti un bel otto e mezzo non glielo leva nessuno. Questa è la prima amministrazione che non perde pezzi di maggioranza o li cambia durante il mandato. Questa è anche la prima giunta che arriva fino in fondo senza sostituire nemmeno un assessore. Unità e coesione sono garanzia di buongoverno.

Tutte le classifiche di gradimento in questi cinque anni le hanno assegnato posizioni di vertice tra i sindaci d’Italia. Un commento.

Se dicessi che non mi hanno fatto piacere, sarei un bugiardo. Le ho sempre considerati come il riconoscimento dell’impegno mio è di tutta la giunta. Sono servite a darci una carica in più. Però un conto sono i sondaggi, altro è il consenso il giorno del voto. Di questo sono pienamente consapevole.

Qual è la cosa che le è riuscita meglio?

Restituire a Monza il ruolo che merita e che oggi le è riconosciuto. In Italia e all’estero.

E una cosa che avrebbe voluto fare ma non ci è riuscito?

Migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. Ma non mi arrendo. La M5 serve anche a quello.

Cinque anni sono sufficienti per un sindaco per dare un’impronta alla città?

Solo in parte, i tempi della burocrazia segnano in modo pesante l’azione amministrativa. Per questo occorre un secondo mandato. Ma non per lasciare un’opera che testimoni del proprio passaggio. Preferisco pensare a una città che cambia in meglio la qualità della vita delle persone che vi abitano.

Quante ore ha dedicato in media ogni giorno al suo mandato?

H 24, come la Croce rossa.

Il suo programma elettorale del 2012: è riuscito a portarlo a termine o qualche promessa non è stata mantenuta?

Preferisco parlare di impegni, piuttosto che di promesse. Il progetto per Monza del 2012 è stato in gran parte rispettato. Certo avessimo avuto le risorse degli anni precedenti, tutto sarebbe stato meno complicato.

Come è riuscito a conciliare la sua figura di sindaco, presidente dell’Anci Lombardia, marito e nonno?

Sono abituato a lavorare sodo e mi so organizzare. L’impegno in Anci non ha sottratto tempo al mio lavoro di sindaco, anzi è uno strumento in più che sul piano della conoscenza e delle relazioni ha finito con l’avvantaggiare la città. In famiglia sono pazienti e con il nipotino faccio abbondanti ricariche di energia.

 

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