Riprendiamo un altro capitolo dal libro “Delfini nel Lambro”. Roberto Scanagatti risponde alle domande di Angelo Longoni a proposito del tunnel di Viale Lombardia e della sistemazione della superficie

Un altro tormentone che si è concluso. Il cantiere è stato inaugurato nel 2008 ed è andato avanti, diciamo così, tra alterne fortune. Milleottocento metri di tunnel contrassegnati anche da molte polemiche. Quando si è insediato come sindaco, nel 2012, che stato dell’arte ha trovato?

Una situazione paradossale, praticamente in Comune non c’era nessuno che stava seguendo il progetto.

Ma com’era possibile?

Anas procedeva autonomamente, intanto i costi aumentavano e il Comune non aveva voce in capitolo.

Da mettersi le mani nei capelli…

Anas voleva riproporre in superficie quanto stava facendo sottoterra. Se penso ancora al progetto originario mi vengono i brividi. Abbiamo ripreso in mano tutta l’operazione e fatto capire chiaramente ad Anas che così non andava bene. Alla fine abbiamo portato a termine i cantieri come volevamo.

Ma anche sotto il suo mandato amministrativo ci fu una fase di stallo. Quale fu la chiave di volta per far ripartire il progetto?

Ho detto ad Anas che non avremmo sborsato più un euro se non fossero state accettate le nostre condizioni. Il 3 aprile del 2013, l’inaugurazione del tunnel non è stata un punto d’arrivo. Da lì è partita poi la fase della riqualificazione con il recupero paesaggistico della superficie della galleria.

Cosa che la precedente amministrazione di centrodestra riteneva impossibile

Vero, e anche Anas ci guardava male. Ma noi ci siamo rivolti a un architetto e paesaggista di fama internazionale, Andreas Kipar, e il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti: seicento alberi, quarantamila metri quadri complessivi di area verde, più di quattro chilometri di piste ciclabili differenziate tra quella per gli spostamenti veloci e quella per una passeggiata.

Il tunnel ha risolto un grave e antico nodo di mobilità, ha fatto sentire gli abitanti di San Fruttuoso davvero monzesi. Prima dell’opera la statale 36 aveva staccato il rione dal resto della città.

Sì, il vero problema del quartiere era il traffico, sulla statale transitavano ottantamila veicoli al giorno, la situazione ambientale era inaccettabile. Abbiamo sanato questa ferita, le relazioni col popoloso rione sono decisamente migliorate.

Ora San Fruttuoso non può più lamentarsi.

Il quartiere ha bisogno di ulteriori interventi e di questo sono consapevole. Interventi anche dal punto viabilistico. Un impegno che mi sono preso e voglio portare a termine.

Il tunnel è costato 346 milioni di euro, con 118 milioni di extracosti per imprevisti sopraggiunti nelle fasi iniziali del cantiere, e un impegno economico per Monza di oltre 15 milioni. Con l’aria grama che tira oggi diventerebbe un’impresa trovare finanziamenti per riproporre un intervento del genere.

Qualcuno oggi finge di dimenticarsene, ma l’opera venne finanziata e il contratto firmato quando al Governo c’era Prodi e Sindaco era Faglia. Quando un’opera serve i soldi si devono e si possono trovare. L’abbiamo dimostrato in questi cinque anni.

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