Il bello della politica è che ti fa incontrare le persone.
Alcuni solo di passaggio, altre rimangono nella tua vita a lungo, speri per sempre.
Con Gianni Pelli era impossibile non entrare in sintonia. Entusiasta, altruista, generoso. Arrivava, saltava giù dal camion, si infilava i guanti e dopo aver scaricato le strutture, invece di ripartire dava una mano a montare la festa dell'Unità. O, per dirla come i compagni, “il Festivàl”. La sezione Gramsci del Pci di San Rocco era la più forte in città, eppure non aveva una vera sede. Teoricamente disponeva di un recapito, ma si trattava di una cantina umida e ingombra di materiali. Per Gianni, segretario della sezione, non era un limite: erano gli anni settanta e la politica si faceva per strada. E per gli appuntamenti, ci si vedeva al Troca, il bar nel centro del quartiere.
Con le elezioni dei Comitati di Quartiere nel '75 è diventato il primo presidente, inaugurando la felice e forse irripetibile stagione dei “sindaci di San Rocco”: Pietrino Mauri, Cesare Rovelli e infine Pietro Zonca. In un contesto sociale a volte difficile, hanno letteralmente ribaltato le gerarchie in città. Il Q5 (così si chiamava il raggruppamento di San Rocco, Sant'Alessandro e Casignolo) è stato il primo quartiere a disporre di una sede funzionale, con servizi decentrati e attività svolte insieme al mondo della scuola, dell'associazionismo culturale e sportivo, del sindacato e del volontariato. Insomma a San Rocco, “il quartiere rosso”, il decentramento lo preso hanno preso sul serio fin dall'inizio, la partecipazione non è rimasta solo una buona intenzione con il risultato di trasformare una periferia in un centro vivo e ricca di fermenti sociali.
Negli anni successivi è stato Consigliere comunale, Nonno Civico e Guardia ecologica volontaria, lasciando ovunque una traccia positiva del suo passaggio.
A Pinuccia, a Ettore e Maria Cristina, a tutti i suoi cari, un abbraccio forte.
Speravo fosse per sempre. E invece dovrò abituarmi all'idea che non incontrerò più il Gianni Pelli.
